lunedì 13 giugno 2016

Intervista ai nostri parlamentari

Buona sera a tutti gli studenti del Pieralli!
Ci tenevo a condividere sotto forma di articolo il link dell'intervista che insieme a dei miei compagni più la collaborazione di due professori siamo riusciti a svolgere.
L'intervista vede come protagonisti Nadia Ginetti ( PD) e Tiziana Ciprini ( M5S).
E' stata svolta dagli studenti: Emanuele Liberti, Gloria Tramontana, Samuele Persichini.
Un ringraziamento speciale ai prof: Anna Maria Trequattrini e Giuseppe Pennino.

LINK INTERVISTA: https://www.youtube.com/watch?v=hmR_Poar2yU


Emanuele Liberti

domenica 3 aprile 2016

Intervista a Domenico Naso

Ebbene sì. Non ci avrei mai creduto. Mai avrei pensato di poter intervistare un giornalista.
Domenico Naso scrive per" Il fatto quotidiano" e si occupa di televisione, spettacolo e pop culture.
Qualche giorno fa ho avuto la brillante idea di scrivergli per condurre un'intervista e ben presto mi ha risposto che avrebbe accettato.
Ho scelto qualche domanda da fargli anche con l'aiuto di Alice Carrozzo e Simone Emili e ho inviato l'intervista.

                                                7 domande a Domenico Naso

    1)     Da cosa è stato spinto a diventare un giornalista? Quali consigli darebbe ad un giovane del Liceo Pieralli che coltiva il sogno di fare la sua professione?

Ho capito di voler diventare giornalista a 10 anni e da allora non ho mai avuto un piano B. Mi è sempre piaciuto scrivere ma soprattutto osservare e raccontare il mondo che mi circonda e non ho mai sognato di fare altro nella vita. Ma un giornalista deve essere spinto soprattutto dalla curiosità. Cosa consiglierei? Se fossi una persona saggia e razionale “sconsiglierei”. È un momentaccio per il settore e le cose in futuro rischiano di andare addirittura peggio. Ma non sono saggio, dunque non posso fare altro che invitare chi ci crede davvero a lottare fino all'ultimo per realizzare il proprio sogno. Diventare giornalista non è semplice, ma se ce la fai è un mestiere bellissimo. Leggere, informarsi, conoscere come va il mondo, spaziare da argomenti seri ad altri più “leggeri”: direi di cominciare da questo.

    2)    Cosa ne pensa della tanta disinformazione che circola, messa in giro soprattutto dal web? E quanto può diventare pericolosa?

La Rete ha di fatto rivoluzionato il giornalismo. Il mestiere del giornalista come lo conoscevamo fino a pochi anni fa è morto per sempre. Prima ce ne renderemo conto, meno saranno i danni che subirà il settore. Sul web è tutto immediato, senza filtri né mediazioni. E se da un lato è un'occasione unica per farsi da soli il proprio giornale, dall'altro è un percorso a ostacoli pieno di trappole e tranelli. Un tempo, per dare veridicità a una notizia, si diceva che “l'ha detto la televisione”. Adesso stiamo rischiando di fare la stessa cosa con il Web. Non basta un link, un blog, un post sui social per dare una notizia. Leggere tutto va bene, ma non dimentichiamo che esistono fonti più attendibili e altre decisamente meno. Mischiare tutto, senza distinzione alcuna, non fa bene al giornalismo e soprattutto non fa bene a chi vuole informarsi su Internet. I siti internet, anche quelli più prestigiosi, sono sempre più alla ricerca di fare cassa, di incamerare una quantità enorme di click, e troppo spesso non si preoccupano dei metodi che usano per raggiungere lo scopo. Noi lettori dobbiamo essere sempre vigili, attenti, scrupolosi; dobbiamo confrontare la stessa notizia su più testate, verificare le fonti, utilizzare anche i social per capire come sono andate davvero le cose. In un momento di irresponsabilità del nuovo giornalismo online, tocca ai lettori non cadere nei tranelli.

   3)    Quand'è che una non notizia diventa una notizia?

Quando se ne parla, quando diventa virale, quando circola in Rete. E poco importa se è vera o no, se è rilevante o meno. Ecco il rischio di cui parlavo prima: basta lanciare un sasso nello stagno e assistere ai cerchi che si formano e si diffondono. Io, che mi occupo di televisione e spettacolo, per esempio mi sono accorto che due personaggi vengono ormai utilizzati per fare cassa: Fedez e Belen Rodriguez. Non c'è una notizia? Pazienza: si va sul profilo Instagram di Belen o su quello Facebook di Fedez e si scrivono quattro righe in croce sul loro ultimo post. Poi si condivide sui social (ovviamente con un titolo furbo e che magari non c'entra nulla con il contenuto) e il successo è garantito.

4) Ritiene sia possibile che internet possa arrivare a sostituirsi ai giornali cartacei? 

Per un certo verso lo ha già fatto. Chi ha bisogno di aspettare il quotidiano del mattino per conoscere notizie che ha già letto quasi 24 ore prima online? I giornali cartacei possono sopravvivere solo se capiscono che la loro missione è cambiata. Rimangono fondamentali, per esempio, per le inchieste e i reportage (sul web i pezzi lunghi e articolati non funzionano, purtroppo) e anche per le opinioni e gli editoriali.

5) Negli ultimi anni si sono affermati in particolar modo i Blog. Può un Blogger esser chiamato giornalista? 

Tecnicamente no. Perché in Italia un giornalista, per essere definito tale, deve essere iscritto all'Ordine. Giusto o sbagliato? Possiamo discuterne fino alla noia e magari alla fine scopriremo che l'Ordine dei Giornalisti è un retaggio arcaico di un corporativismo che non serve più. Conosco blogger bravissimi che si occupano di tv e spettacolo e fanno il loro mestiere meglio di molti colleghi anche prestigiosi. Ma questo non significa che si possa mischiare tutto insieme senza distinguere. Anche perché i blog (a parte i più grandi e importanti) hanno un controllo editoriale praticamente nullo e non si sa mai se quello che leggi è vero o no.

6) Come giudica la Rai sopratutto dopo le nuove nomine di Renzi e quali cambiamenti dovrebbero essere fatti per migliorarla e farla diventare realmente un servizio pubblico?

Da quando è stato nominato Antonio Campo Dall'Orto, ho cominciato a coltivare una flebile speranza di vedere una Rai più moderna e competitiva. Per adesso si è visto poco, ma continuo ad avere fiducia. Campo Dall'Orto è uomo di televisione e soprattutto conosce benissimo le nuove generazioni. Il successo della sua “mission impossible”, però, è solo parzialmente nelle sue mani. La Rai è ancora immersa fino al collo in dinamiche politiche nulla hanno a che fare con la televisione e che, anzi, penalizzano la tv pubblica nel confronto quotidiano con i competitor privati. Per migliorare la Rai serve innanzitutto accompagnare alla porta la politica. Ma questa rivoluzione copernicana non sembra all'orizzonte, purtroppo.

7) A suo parere, quale intellettuale o artista meriterebbe di essere approfondito maggiormente nelle scuole? 

Non ho il minimo dubbio: Pier Paolo Pasolini. Nessuno meglio di lui, dal Dopoguerra a oggi, ha raccontato il nostro paese con tutte le sue insopportabili brutture. È stato un profeta, un osservatore disincantato, ma non per questo arido, della realtà italiana. Sono pochissime le classi che riescono a studiare Pasolini come si deve ed è davvero un peccato. Secondo il mio modestissimo parere, i giovani di oggi hanno da imparare più da Pasolini che da Pietro Bembo o da qualche altro scrittore di quattro o cinque secoli fa.                              

                                                                                                 (Domenico Naso)

Un grazie di cuore per la disponibilità e l'impegno che Domenico Naso ha messo per poter realizzare un'intervista che vada a chiunque, in particolare agli studenti del Liceo delle Scienze Umane A.Pieralli!


                                                                                                   Emanuele Liberti





giovedì 31 marzo 2016

Una vita al buio

E camminava.
Sempre a testa bassa. Non guardava mai la realtà che lo circondava, ci fosse stata una volta in due anni che Carlo avesse mai alzato la testa.
Un uccellino cinguettava sull’albero, ma a lui non interessava.
Anzi, ancor di più, non lo sentiva proprio quel suo cinguettare assillante.
E camminava. Sempre con quell’aggeggio tra le mani, come se queste fossero legate da una catena al cellulare, che Carlo ovviamente amava tanto.
Non lo amava alla follia. Sicuramente più di un paio di anni fa quando si recò in quello store di elettronica e lo comprò, per la modica cifra di 500 euro.
Mezzo stipendio di un operaio, diciamo …
Quel marchingegno lo rendeva felice nel suo piccolo, colmava il vuoto che nessun altro aggeggio era mai riuscito a colmare.
Due anni fa lo teneva quasi sempre spento, lo accendeva di tanto in tanto per controllare le mail, qualche messaggio e qualche notizia.
Adesso la cosa stava diventando una patologia perché passava tantissimo del suo tempo con il cellulare.
Scorreva le notizie, andava a curiosare dentro al profilo Instagram di una ragazza che aveva visto, poi l’aggiungeva su Facebook, si faceva un selfie, giocava qualche minuto a Soccer Mania e tutto il tempo così.
Non faceva chiamate, non gli piacevano.
Diceva che facevano male a causa delle radiazioni ma la verità è che a lui non piaceva il contatto. E la chiamata era proprio una forma di contatto perché passava la voce di quella persona.
Gli sembrava troppo.
La mattina si svegliava presto, generalmente all’alba e la prima cosa che faceva era staccare il cellulare dalla spina.
Doveva caricarlo come minimo due volte al giorno, come minimo …
Capitava anche lo facesse tre o quattro, dipendeva tutto da sua madre:
se lo fosse andata a trovare sarebbe stato costretto a rinunciare a parecchio tempo di fronte allo schermo.
Altrimenti sarebbe stato costretto a collegarlo al caricatore tre o quattro volte.
Quando il cellulare era al 100% era sereno, paragonabile ad un bambino felice che aveva appena comprato una pistola ad acqua oppure una squadra del Subbuteo.
Dopo aver staccato il cellulare dalla spina cominciava a sgranocchiare qualcosa, senza nemmeno badare a cosa mangiasse.
Un tempo era bravissimo in questo, era molto attento alla dieta e robe varie.
Adesso passava tutto in secondo piano perché ovviamente preferiva stare attento al cellulare più che a cosa mangiare.
Quindi metteva sotto i denti qualcosa e poggiando lo smarphone sul letto si vestiva.
Si vestiva come capitava, la prima cosa che prendeva metteva ( e capitava anche mettesse qualcosa di sporco, di sudicio, perché non faceva nemmeno più caso se mettesse i vestiti sporchi nel cesto dei panni da lavare) e questo sempre per guardare il cellulare.
Finito di vestirsi passava diverse ore seduto sul divano a guardare il telefono e alle 10.30 ( come sempre) portava fuori il cane, il suo piccolo Smarty.
Lui gli voleva bene, tanto bene.
Almeno al cane stava attento Carlo, lo curava ancora, una delle poche cose che continuava a coltivare era proprio l’amore per gli animali.
Lo portava fuori e rimaneva incollato al suo cellulare;  generalmente si faceva le foto quando usciva …
Faceva la solita passeggiata. La solita salita. Il solito marciapiede. Le stesse devianze. Gli stessi  viottoli. Passava di fronte agli stessi identici palazzi. Tornava a casa per la stessa identica strada.
Avete presente un robot? Ecco, Carlo stava diventando così.
Come ho già detto, i primi tempi che Carlo possedeva quell’aggeggio ogni tanto alzava la testa. Anche spesso. Gli piaceva molto la natura. E come questa anche le poesie.
Adesso aveva smesso. Sembrava un’altra persona, completamente diversa.
Era stufo di vedere sempre la stessa salita, lo stesso marciapiede, gli stessi palazzi, la stessa strada per tornare a casa.
Viveva in un paese che non permetteva nemmeno alternative.
Pian piano però quelle stesse strade aveva cominciato a farle in automatico; le gambe andavano da sole così che la testa poteva tranquillamente pensare al cellulare.
Una monotonia che faceva comodo, ovvio!

Alle 12 spaccate mangiava, poi passava tutto il pomeriggio a gozzovigliare.
Capitava qualche volta che lo raggiungesse sua madre, o delle volte la sorella con i figli, i nipotini di Carlo.
A lui i bambini non piacevano, volevano sempre giocare con il cellulare dello zio e a lui questo metteva pensiero.
Era troppo affezionato a quell’oggetto.
La sera però mangiava sempre da solo, con la forchetta sulla destra e il cellulare che controllava con l’indice della mano sinistra.
Andando avanti col tempo, la situazione peggiorò ancor di più.
Ormai viveva tutt’uno col cellulare, come se fossero un unico sistema.
E lui non si rendeva conto che stava diventando  apatico, indifferente,  insensibile.
Era troppo legato a quel diavolo che lo stava trascinando in un burrone profondo chissà quanto.

Non riconobbe più i suoi familiari e quando lo misero in un centro di disintossicazione si rese finalmente conto di quello che era diventato.
Il cellulare gli aveva reso la vita semplice, ponendogli tutto davanti, senza il minimo sforzo.
Ad un certo punto smise di camminare, era troppa fatica, pensava, troppo difficile. Si poteva benissimo stare seduti tutto il giorno.
Poi smise di respirare, troppa fatica. Si poteva benissimo dormire per sempre.







"Il cellulare semplicemente come simbolo di tutto ciò che può estraniarci dalla realtà." 


                                                                                                                                 Emanuele Liberti


martedì 26 gennaio 2016

L'importanza della Memoria

Questo non vuole essere un mero invito a ricordare la giornata della memoria,  ma un inno alla vita.

Memoria con la "M" maiuscola. Sì, proprio perché ricordare certi eventi è di un'importanza indicibile.
Nel corso della storia si sono commessi errori su errori, e la memoria è essenziale per non ripetere gli sbagli del passato, quelli che hanno deciso il corso della vita di uomini, di donne, di bambini indifesi.
Guarda il volto di quella creatura, guardalo e solo poi dimmi "se questo è un uomo".
15 milioni di morti di cui 5 milioni di ebrei, per non parlare delle decine di migliaia di zingari,  polacchi, sovietici e bambini tedeschi con handicap fisici e/o mentali.
Uno tra i molti superstiti di quella pazza ideologia è stato Primo Levi, chimico, scrittore e partigiano italiano.

"Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:
considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi alzandovi;
ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi."

Guardare i volti per capire le emozioni, scrutare attraverso le foto quello che è stato il passato, quella che è stata la Shoah.
Mi vien da dire che la Vita è bella, e anche 'vita' intendo scriverlo con la V.
La maiuscola sottolinea l'importanza di questa parola, guai a sprecarla! Chiunque l'abbia persa ingiustamente sarebbe disposto a tutto pur di riaverla indietro.
Vivere è un diritto di tutti, e potrebbe sembrare scontato se non fosse che non è stato così in un recente passato, in paesi non lontani.....e se non fosse che tutt'ora molte persone sono private del diritto per eccellenza, quello di vivere da uomini liberi.
Abbiamo dimenticato che la libertà è stata una conquista; oggi sembra quasi scontato essere uomini liberi in una società, che in realtà tenta di  opprimerci in molti modi,  a nostra insaputa.
Ma finché vivremo il privilegio della vita, finché potremo coglierla in ogni attimo della nostra esistenza, sarà naturale salutarla, ad ogni nostro risveglio, con un  "Buongiorno Principessa"...


Ricordare è un dovere.
Dimenticare è complicità.


                                                                                                                       Emanuele Liberti

lunedì 4 gennaio 2016

Dare senza ricevere, è davvero così difficile?

Nell'epoca della fibra ottica, dei droni che ci riprendono da qualasiasi parte del cielo, dei social, dei reality, dei risvoltini, della carne rossa cancerogena, tante sono state le innovazioni e i cambiamenti dell'uomo. Uno di questi è l'importanza che l'uomo dà ai valori.
Ma non i valori come le case, le auto, il Natale o la Pasqua.
Questi
sono oggetti o usanze che hanno un prezzo, non un valore.
Valori veri come l'amicizia, l'amore e il dare, sempre più strumentalizzati e indirizzati a un guadagno fisico e non sentimentale. Ma quanto vale un sentimento? Il valore di un sentimento è la somma dei sacrifici che si è disposti a fare per esso.
E' qui che entra in gioco il valore del dare.

Quante volte vi è capitato di fare di tutto per una persona, una situazione o per ottenere qualcosa e non riuscire ad ottenere cosa volevate? E' frustrante, ti taglia le gambe, ma siamo sicuri di rimanere a mani vuote? Viviamo in un mondo dove un “mi piace” vale più di un abbraccio, dove un hashtag è più importante di un caffè preso insieme e dove è fondamentale far vedere che ci divertiamo più che il divertimento stesso.

Ma allora come si faceva prima?
Come ci si conosceva senza internet, senza filtri per foto e senza followers?
Si andava avanti dando incondizionatamente tutto.
Si è perso questo valore perchè ormai vogliamo sempre un tornaconto in quello che facciamo: “metto mi piace a questo post perchè questa persona mette sempre mi piace ai miei”, pensando di fare della beneficenza,
oppure “Sì, esco con te, ma tu mi paghi la cena e il cinema”.Tutto un do ut des, ma a quali pro?
Siamo finiti per creare una società utiliritarista con una crisi di valori inimmaginabile.
Anche i sentimenti sono stati coinvolti dall'onda d'urto dell'utilità e questo ha fatto sì che si
distruggessero, che si frantumassero piano piano per fare spazio a sorrisi finti e felicità fugaci.


Pensateci.
Quanto sarebbe bello se tutti donassimo senza secondi fini?
Ci sarebbe risate gratuite, baci spontanei e sguardi carichi d'amore.
Strette di mano importanti, abbracci caldi.
Ma finchè continueremo a coltivare il nostro orticello, la daremo vinta a chi ci ha delusi, presi in giro, usati e gettati.

Perchè non amare forte? Perchè non baciarsi senza staccarsi mai? A cosa serve essere belli, non conoscendo il valore della bellezza? A cosa serve amarsi, sprecando e sperperando i “ti amo”?  A cosa serve essere famosi su facebook, e non poter scomparire in un abbraccio? Sono domande a cui non possiamo rispondere.
Possiamo solo agire e provare, provare a dare tutto quello che abbiamo sempre, in ogni situazione. Se andrà bene, tanto di guadagnato. Se andrà male, potremmo dire a noi stesso “Ci ho provato”.

A volte, l'importante non è evitare l'errore, ma scegliere quello giusto.
Certo che ci faremo del male. Certo che ce ne faranno, ma questa è la condizione stessa dell’esistenza. Farsi primavera, significa accettare il rischio dell’inverno.
Farsi presenza, significa accettare il rischio dell’assenza.

Mi sono sempre chiesto perchè l'amore dovrebbe ferirci.
Andando avanti, ho capito che quando c'è di mezzo l'amore, le persone si comportano in modo stupido.
Magari sbagliano strada, ma almeno ci provano. Io mi preoccuperei quando chi ti ama non ti ferisce più, perchè vuol dire che ha smesso di provarci che tu hai smesso di tenerci.
E se non riesci ad amare lo stesso vuol dire che non ci hai provato abbastanza.

Trovate due occhioni che vi guardano con tenerezza e, ogni giorno, lottate per loro.

Massimo Lo Leggio.

martedì 15 dicembre 2015

Le realtà dell'Italia meno conosciute

Parigi o Berlino? Londra o Tokyo? 
Ognuno di noi ha sicuramente delle destinazioni preferite che possono essere all'estero oppure volendo anche in Italia, paese meraviglioso di cui dovremmo vantarci di essere cittadini.
La storia e la bellezza che il nostro paese possiede se la sogna chiunque altro.
Pensare che abbiamo avuto l'impero romano, pensare a Mazzini e a Garibaldi e pensare alla bellezza straordinaria del nostro paese ...
Andiamo scendendo da Milano, Torino, Bologna, Firenze, Roma, Napoli e Palermo, le più belle città italiane ( punto di vista molto soggettivo) e considerando che oltre a queste città che sono le più note in tutto il mondo, ci sono anche tantissime altre realtà, tantissimi altri paesaggi che si trascurano solo per il fatto che si attribuisce un ruolo di primo piano alle città che ho nominato prima.
Ma è ovvio che un cinese che viene in Italia non ha la possibilità di visitarla tutta mentre noi italiani in parte dovremmo.
Non visitarla veramente, basterebbe essere a conoscenza dei nostri paesaggi, delle nostre piccole realtà.
Tanti paesini nascosti possono essere una meta affascinante quanto arrivare in città dopo 10 ore di volo.


Scommetto che pochissimi conosceranno il "Vallone dei mulini" a Sorrento in provincia di Napoli ...



Ebbene, il Vallone dei mulini si è generato circa 35.000 anni fa in seguito ad una violenta eruzione dei campi Flegrei che ricoprì la zona di detriti e le acque sorgive scavarono formando una profonda gola.

Un paesaggio stupendo dalle foto, figuriamoci dal vivo.


In provincia d'Avellino, quindi sempre in Campania, una vista da film la offre la "Valle Caudina"
Il paesino medievale è uno scrigno appoggiato sur un rilievo di basalto, con il quale si confonde.


Spostandoci di regione,a Messina precisamente a Tindari si trova una spiaggia famosa per la spettacolare zona sabbiosa che si estende ai piedi del promontorio sul quale si trova il santuario della miracolosa Madonna Nera.

Secondo una delle tante leggende locali la spiaggia si sarebbe formata miracolosamente in seguito alla caduta di una bimba dalla terrazza del santuario, ritrovata poi sana e salva sulla spiaggia appena creatasi per il ritiro del mare. La madre della bambina, una pellegrina giunta da lontano, in seguito al miracolo, si sarebbe ricreduta sulla vera natura miracolosa della scultura, della quale aveva dubitato a causa dell’incarnato scuro della Vergine.



Un paesaggio siciliano in grado di ubriacare i turisti di colori e profumi è invece Castelmola, un bellissimo borgo che si affaccia sulla costa dello Ionio.





Concludo invece con un paesaggio umbro, la piana di Castelluccio che durante la fioritura offre uno spettacolo incredibile, definita come una tavolozza per i suoi innumerevoli colori.

Non pare vero, pare un dipinto, una mescolanza di colori che rende il paesaggio fantastico.
C'è molto poco da aggiungere a riguardo.

Ho mostrato a voi qualche paesaggio che probabilmente non conoscevate per dimostrare che l'Italia è immensa nella sua vastità di paesaggi e che va apprezzata così come ci si presenta.

Credo che viaggiare sia bellissimo, credo che andare a Londra, Parigi, Berlino oppure a Barcellona sia sicuramente un'esperienza che ognuno che ne abbia le possibilità debba fare.
Però credo che sia bene conoscere anche l'Italia, dal momento che possediamo un patrimonio inestimabile.


Emanuele Liberti





giovedì 19 novembre 2015

Non avrete il mio odio!

« Non avrete il mio odio!
Venerdì sera avete rubato la vita di una persona eccezionale, l’amore della mia vita, la madre di mio figlio, eppure non avrete il mio odio. Non so chi siete e non voglio neanche saperlo. Siete anime morte. Se questo Dio per il quale ciecamente uccidete ci ha fatti a sua immagine, ogni pallottola nel corpo di mia moglie sarà stata una ferita nel suo cuore.
Perciò non vi farò il regalo di odiarvi. Sarebbe cedere alla stessa ignoranza che ha fatto di voi quello che siete. Vorreste che io avessi paura, che guardassi i miei concittadini con diffidenza, che sacrificassi la mia libertà per la sicurezza. Ma la vostra è una battaglia persa.L’ho vista stamattina. Finalmente, dopo notti e giorni d’attesa. Era bella come quando è uscita venerdì sera, bella come quando mi innamorai perdutamente di lei più di 12 anni fa. Ovviamente sono devastato dal dolore, vi concedo questa piccola vittoria, ma sarà di corta durata. So che lei accompagnerà i nostri giorni e che ci ritroveremo in quel paradiso di anime libere nel quale voi non entrerete mai.Siamo rimasti in due, mio figlio e io, ma siamo più forti di tutti gli eserciti del mondo. Non ho altro tempo da dedicarvi, devo andare da Melvil che si risveglia dal suo pisolino. Ha appena 17 mesi e farà merenda come ogni giorno e poi giocheremo insieme, come ogni giorno, e per tutta la sua vita questo petit garçon vi farà l’affronto di essere libero e felice. Perché no, non avrete mai nemmeno il suo odio».
Antoine Leiris-


La lettera di un giovane francese che ha perso sua moglie in quella maledetta notte di Parigi. La vita deve proseguire. E’ il dono più bello che possediamo.
Non dobbiamo cedere all'ignoranza mediatica che incombe, non dobbiamo fermarci al semplice link di facebook, alla semplice frase, o all'immagine che crede di poter spiegare come stanno veramente i fatti.
Prima di parlare informiamoci accuratamente, studiamo e poi avremo il potere di parlare.
Prima di affermare che nel Corano sono scritte determinate cose, leggiamolo, non fidiamoci di quello che gira sui media.
Così per tutto.
Altrimenti rischiamo di cadere nell'ignoranza di chi ci vuole ignoranti, di chi ci usa come bucciottini per la propria propaganda.
Dopo la lettera di Antoine, ci tengo a chiudere l’articolo con una canzone di John Lennon, imagine, che serva a riflettere.

"imagine there’s no heaven It’s easy if you try No hell below us Above us only sky Imagine all the people Living for today Imagine there’s no countries It isn’t hard to do Nothing to kill or die for And no religion too Imagine all the people Living life in peace You may say I’m a dreamer But I’m not the only one I hope someday you’ll join us And the world will be as one Imagine no possessions I wonder if you can No need for greed or hunger A brotherhood of man Imagine all the people Sharing all the world You may say I’m a dreamer But I’m not the only one I hope someday you’ll join us And the world will live as one" "Immagina non esista paradiso È facile se provi Nessun inferno sotto noi Sopra solo cielo Immagina che tutta la gente Viva solo per l’oggi Immagina non ci siano nazioni Non è difficile da fare
Niente per cui uccidere e morire
E nessuna religione Immagina tutta la gente Che vive in pace Puoi dire che sono un sognatore Ma non sono il solo Spero che ti unirai a noi anche tu un giorno E il mondo vivrà in armonia Immagina un mondo senza la proprietà Mi chiedo se ci riesci Senza bisogno di avidità o fame Una fratellanza tra gli uomini Immagina tutta le gente Che condivide il mondo Puoi dire che sono un sognatore Ma non sono il solo Spero che ti unirai a noi anche tu un giorno E il mondo vivrà in armonia"

Emanuele Liberti